Per chi vuole mettersi in proprio, lo Studio Poveromo offre assistenza in ogni step della nascita e dell'avvio della nuova attività.
Ma da dove inziare? Cosa fare per iniziare a lavorare in modo serio e professionale e mettersi in regola con le leggi e le norme fiscali? Quante cose a cui pensare!
Calma, andiamo per gradi.
Ipotizziamo di avere già riflettuto abbastanza sulla costruzione di un progetto consapevole e professionale. In tal caso si dovrebbe fissare un appuntamento con un Commercialista per conoscere il quadro fiscale e previdenziale con il quale ci si dovrà confrontare dal giorno in cui si aprirà la partita IVA; ci sono diversi enti con cui occorre dialogare e la difficoltà nasce dal fatto che ognuno ha un proprio apparato legislativo. Il Commercialista può occuparsi di tutto ciò con agilità, liberando l'aspirante imprenditore o libero professionista da questo "fardello".
Cosa bisogna fare?
- Scegliere il regime fiscale più conveniente.
Il regime ordinario è caratterizzato dalla presenza dell’IVA, dalla tassazione ordinaria sul reddito, dagli studi di settore dopo il primo anno di attività, dalla dichiarazione IVA, spesso dall’IRAP e da altri obblighi eventuali quali la comunicazione IVA, etc.
Nel regime dei minimi (mi riferisco solo ai nuovi minimi dell’ultima riforma) non si applica l’IVA sulle fatture emesse, non ci sono altri adempimenti conseguenti legati all’IVA, non c’è IRAP, non c’è ritenuta d’acconto, si è esclusi dagli studi di settore e non occorre tenere i registri contabili anche se poi, operativamente, in ogni studio commerciale vengono trattati e registrati come i clienti ordinari in modo da avere tutti i dati per predisporre la dichiarazione. L’imposta applicata al reddito è del 5% e, come tutti oramai sapranno, ci sono alcuni limiti per accedere e permanere nel regime, limiti legati al fatturato, agli acquisti, alle precedenti attività, etc.
Può sorprendere sapere che il regime dei minimi non sempre è il più adatto, oltre a non essere sempre applicabile. La tassazione al 5% e la mancanza di una serie di oneri è decisamente allettante. Allo stesso tempo questo 5% non è IRPEF ma un’imposta sostitutiva e come tale non dà diritto alle detrazioni IRPEF: ipotizzando un giovane con tutti i requisiti per accedere al regime dei minimi che, però, ha un mutuo, un figlio e un coniuge a carico, conti alla mano potrebbe risultare più conveniente poter usufruire delle detrazioni IRPEF scegliendo quindi il regime ordinario. Anche in questo caso occorre consultarsi con il commercialista per scegliere la soluzione ottimale a seconda della propria situazione personale.
- Scegliere il codice attività (ATECO):
Cos'è? L’Istat ha creato una classificazione delle attività economiche, attribuendo a ciascuna un codice identificativo. In fase di apertura della partita IVA, o nel caso che qualcosa cambi durante l’attività, occorre scegliere il codice (o più codici, se necessari) corretto da comunicare all’Agenzia delle Entrate. Questo è un passaggio delicato da definire ed è fondamentale parlare approfonditamente con il cliente.
- Conoscere quali costi occorre sostenere:
a) INPS:
Vi sono diverse situazioni. Una breve e non esaustiva esemplificazione: chi è iscritto nella gestione commercianti INPS deve pagare i contributi fissi che sono pari a € 3.200,96 per il 2012, nel caso di un reddito fino a € 14.930,00. Se il reddito è maggiore verrà applicata una percentuale sul reddito che eccede tale soglia.
Invece i professionisti senza cassa, iscritti alla Gestione Separata, versano il 27,72% del proprio reddito.
Occorre sottolineare che, anche se sono cifre alte che è difficile pagare volentieri, questi sono i contributi che andranno a costruire la nostra pensione. Inoltre, in quasi tutti i regimi fiscali, quanto pagato per i contributi diventa un onere deducibile in sede di dichiarazione.
b) INAIL:
L’INAIL non sempre è dovuto nell’ipotesi in cui non ci siano dipendenti.
c) Diritto camerale:
La Camera di Commercio richiede un pagamento annuale per gli iscritti che a volte varia un po’ da città a città, oltre che in base alla presenza di unità locali. Ad esempio per una ditta individuale si parla di un centinaio di euro all’anno.
- Ottenere la Partita Iva:
Il rilascio della partita IVA da parte dell’Agenzia delle Entrate non comporta alcun costo; nel caso di iscrizione in Camera di Commercio, però, bisogna considerare che contestualmente occorrerà pagare i diritti camerali e i bolli, oltre al costo dato dalla predisposizione della pratica da parte del commercialista.
- Conoscere gli obblighi periodici, ad esempio i versamenti IVA, INPS e INAIL:
Generalmente IVA, INPS e INAIL hanno scadenze trimestrali che ovviamente non coincidono: altrimenti in certi mesi i commercialisti si annoierebbero! Si inizia a febbraio con INAIL e INPS e a seguire ogni tre mesi; poi a maggio c’è il versamento dell’IVA del primo trimestre e così ogni tre mesi tranne per l’ultimo trimestre che slitta almeno di un mese. Ma la liquidazione IVA potrebbe essere mensile e nelle nuove attività produttive si versa annualmente. Dipende.
Oltre a queste scadenze, legate ad eventuali versamenti, ce ne sono molte altre in cui occorre dichiarare o comunicare dei dati: un esempio è la dichiarazione Intrastat.
Nella speranza di aver dato coraggio a chi intende mettersi in proprio, si può dare il consiglio di essere il più possibile consapevoli di ciò che si sta facendo, senza muoversi troppo in fretta e comunque sempre e solo affidandosi ad un consulente che ci sembri chiaro, coerente e disponibile: il rapporto con il Commercialista deve essere improntato alla serietà ma anche alla serenità e al rispetto reciproco.
In bocca al lupo a chi si appresta ad iniziare quest’avventura.
Per informazioni ed un preventivo gratuito e senza impegno contattatemi alla sezione "contatti" di questo sito.

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